Tanzania National Pavilion
Gervasuti Foundation at Supernova - Exhibition venue Cannaregio 3218/A - Fondamenta della Sensa
Summer hours (from 9 May to 27 September): 11:00 - 19:00
Autumn hours (from 29 September to 22 November): 10:00 - 18:00
Closed on Mondays (except 11 May, 1 June, 7 September, 16 November)
IMPACTFUL
JULIAN T. - DIARY#06
curated by Giulia Pozzi
Ogni opera nasce molto prima del suo apparire.
Ciò che vediamo è solo la superficie di un evento avvenuto altrove: nella mente, nel corpo e nel tempo dell'attesa.
L'immagine finale è una testimonianza, la prova tangibile che qualcosa è accaduto.
Per vent'anni la ricerca di Julian T. si è concentrata su questa soglia: il momento successivo all'azione.
La superficie pittorica custodiva l'impatto come memoria, lasciando allo spettatore il compito di immaginare il gesto che l'aveva generata. L'opera era la presenza silenziosa di un'assenza.
Con la mostra presentata alla Biennale di Venezia 2026 questa prospettiva conosce una svolta decisiva. Per la prima volta Julian T. porta al centro dell'opera ciò che finora era rimasto invisibile: il processo.
Lo slow motion che accompagna Impactful non si limita a documentare l'azione, ma ne trasforma radicalmente il significato. La dilatazione del tempo sottrae il gesto alla rapidità dell'istante e lo restituisce alla sua complessità. L'ampolla attraversa lo spazio, il corpo conserva l'energia del movimento, la gravità prende il sopravvento; la materia rimane sospesa tra ciò che è stata e ciò che sta per diventare. L'impatto non è ancora avvenuto e ogni possibilità è aperta.
Lo spettatore è invitato ad abitare ciò che sta accadendo. Se la pittura conserva la memoria dell'impatto, il video ne rende visibile il divenire, spostando l'attenzione dall'esito al processo, dalla certezza alla possibilità. L'opera guarda al futuro non come previsione, ma come spazio ancora indeterminato, costringendoci a sostare in quell'intervallo infinitesimale in cui tutto è ancora reversibile, quando il destino della materia non è stato deciso. È forse questo il luogo più autentico dell'arte: non l'istante in cui qualcosa è definitivamente accaduto, ma quello in cui tutto potrebbe ancora accadere.
L'attesa smette così di essere la semplice preparazione dell'azione e diventa essa stessa materia dell'opera. Non è un vuoto, ma uno spazio di accumulo, un tempo saturo in cui convivono intuizioni, dubbi, desideri, paure, ricordi e aspettative. Prima dell'impatto ogni traiettoria è immaginabile, ogni esito aperto. L'artista attraversa questa soglia sapendo che nessuna preparazione potrà garantire il risultato.
L'aspettativa è la materia invisibile del processo creativo. Alimenta il gesto ed è ciò da cui il gesto deve emanciparsi. Ogni artista conosce questa tensione: il desiderio che l'opera corrisponda alla propria visione e la consapevolezza che solo abbandonando il controllo possa emergere qualcosa di autentico.
In Impactful il lancio dell'ampolla coincide con questo atto di liberazione. La tensione accumulata viene affidata alla materia in un gesto di fiducia, un lasciar andare e lasciarsi andare verso l'ignoto.
Come il respiro.
Inspirare significa accogliere il mondo dentro di sé. Espirare significa restituirlo trasformato.
Ogni Impact è un'espirazione.
L'artista libera un'energia, una tensione, una parte inconscia rimasta silenziosa. Ciò che compare sulla tela è la forma assunta da qualcosa che non avrebbe potuto emergere attraverso il controllo razionale. L'opera diventa così una rivelazione e l'artista scopre ciò che ha generato nello stesso istante in cui lo genera.
Lo slow motion rende finalmente visibile anche questo passaggio: il momento in cui un'intenzione smette di appartenere all'autore e diventa evento. È il tempo dell'alchimia, della trasformazione della materia e, insieme, di chi la mette in movimento. Nigredo, Albedo, Citrinitas e Rubedo –le fasi della Magnum Opus alchemica– descrivono un percorso in cui ogni mutazione della materia corrisponde a una metamorfosi interiore. Così Impactful racconta il processo attraverso cui l'artista accetta di essere trasformato dal proprio gesto.
Ogni impatto è irripetibile ed è questa irripetibilità a renderlo universale. La forma rimane aperta perché nasce da un processo in cui anche lo spettatore è coinvolto. Osservando, entra nel tempo dell'opera, condivide l'attesa dell'artista e attraversa quel frammento di futuro in cui ogni possibilità continua a esistere.
È forse questo il significato più profondo della ricerca di Julian T. Se per anni l'opera ci ha invitato a contemplare la memoria del gesto, oggi ci chiede di abitarne il divenire. In un tempo dominato dalla rapidità del risultato e dall'immediatezza dell'immagine, Impactful restituisce valore a ciò che normalmente sfugge: il processo, l'attesa, l'incertezza e la possibilità. Perché è proprio nell'istante infinitamente dilatato che precede l'impatto che il futuro continua a essere libero. Ed è forse in quella libertà che l'arte ritrova la sua forma più autentica.
11.07 - 26.07.2026 | supported by Sofi Gallery and Andrea Skizzo Mulargia




Ph: Matteo Galtidi

Ph: Matteo Galtidi

